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Lemma

VERDERAME s.m.

VERDERAME s.m.

Definizione E CONTESTI D'USO:
  • Definizione

    1. Pigmento tra il verde e il verde-azzurro a base di acetato di rame. 

  • Contesto

    [1] Cennini, Libro dell'arte [ed. 2019], 1396-1437 (tosc.), Cap. 56, pag. 181.17: Della natura d'un verde che ssi chiama verderame. Cap. LVI Verde è un colore, il quale si chiama verderame. Per sé medesimo è verde assai, ed è artificiato con archimia, cioè di rame e d'aceto. Questo colore è buono in tavola, temperato con colla. Guarti di nonne avicinarlo mai con biacca perché in tutto sono inimici mortali. Trialo con aceto, che ritiene secondo suo natura. E sse vuoi fare un verde inn erba, perfettissimo è, bello all'occhio ma non dura; ed è buono più in carta o bambagina o pecorina, temperato con rossume d'uovo.

  • [2] London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.), Ricetta 219 [879], pag. 118v.37: A ffare verderame buono e perfetto. [i] Togli piastre di rame lb. X e bagna chon olio chomune; poy togli lb. 3 di zolfo polverezzato; poy togli uno vaso imvetriato e ttogli le dette piastre che per ogni verso sieno larghi quatro dita, e più o mancho sechomdo la quantità che ne voy fare, e metty il detto çolfo im suddette piastre e metty dette piastre im detto vaxo l'una sopra a l'altra, avendo messo il çolfo tra l'una e l'altra, e quando ve l'ài messo tutto drento, metty al fuocho il detto vaso, tanto che 'l çolfo sia chomsumato, coè disfatto, poy lo lasca rafreddare. Poy togli il detto rame e ppestalo in uno mortaio di bronço e staccalo bene, e quando è ppesto e stacato, lava il detto rame chon aqua chiara di pozzo. E lavalo tanto che l'aqua sia chiara, e quando sarà bene lavato, lascalo ascughare, e quando sarà bene ascutto, fanne anchora polvere e restaccalo. Poy abbi lb. 10 d'aceto forte, e nel detto aceto metti lb. 20 di sale chomune e on. 20 d'alume di rocho tutto pesto bene. Poy togli la terça parte del detto aceto quando vi sarà disfatto il sale e l'alume, e poy togli i rrame e inchorporalo cholla detta terça parte dello aceto; e quando sarà bene inchorporato mettilo im sulla piastra di rame largha 1/2 bracco e fa' che lo 'ntriso non sia sì liquido che chagga gù delle dette piastre. E quando l'ài messo im sudette piastre mettile a l'umido i llato che non vi sia sole, e metty l'una piastra im sul'altra. E quando v'è stata 5 dì, togli le dette piastre e radile in uno chatino di rame. E poy togli uno altro terço dello aceto che ttu serbasti e mettivi drento on. 20 di verderame e on. 20 di sale armoniacho e on. 20 di farina d'orzo e on. 20 di gromma di vino, e ogni chosa molto bene polvereçato, e meschola tutte le dette chose chol detto terço dello aceto e rimetty in sul detto rame la detta chompoxiçione. E che non sia punto liquido, ché lla prima volta è sempre. Mettilo grosso uno dito. E quando l'ài achonco, fa' uno fosso chupo fondo 1/2 ghanba e empilo 1/2 di litame chaldo. Poy vi metti su le dette piastre l'una im sull'altra, poy chuopri bene di litame chaldo e rinuovalo insino a dì 5; e fa' chosy` imsino a dì XX, e im chapo di 20 dì togli il detto rame e rastialo e mettilo nel chatino chome facesti la prima volta. E ttogli l'altro 1/3 dello aceto che rimase e rinchorpora chom detto rame. E quando l'ài bene imchorporato e fatto chome di sopra, coè tutto, tutto mettilo in uno sachetto di chuoio, overamente in una vescicha di bue, e apichalo i· luogho umido che non vi dia sole; e fora il detto sachetto e favi certi buchi, tanto che possa cholare l'aceto, e quando non cholerà più, mettilo nel forno quando n'è chavato fuora il pane e lascalo stare tanto che sia rascutto e sarà fatto.

  • [3] London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.), Ricetta 338 [1031], pag. 136v.6: A fare verderame fine. [i] Togli ghusca d'uova bene nette e lavate e falli chalcinare im vaso non vetriato e bene lutato im fornace di matoni; e poy lo macina sottile e di questa piglia lb. una e scholavi drento altrettanta limatura di rame e metti im vaso vetriato bene mescholato imsieme. E agugnivi suso aceto forte più che puoy e meschola bene e fa' che sia tanto aceto che vi stia di sopra 2 dita; e turalo bene e mettilo sotto i· litame del chavallo chaldo per 15 dì e poy lo trai e pestalo e stacalo sottilemente e arai ottimo verderame e fine. 

  • [4] Modena, Biblioteca Estense, Campori gamma.R.5.17, XVI (tosc.), Ricetta 446 [456], pag. 84.15: A fare verderame. R(ecipe) lamine di rame e tienle sospese sopra i vapori dell'aceto fortissimo, i(n) un vaso forte et massiccio, il qual sia serrato bene e lutato ch(e) no(n) sfiati, e sia posto in luogo caldo, accioch(é) l'aceto vapori meglio, e lascialo stare per tre o quattro dì. E poi l'apri e troverrai il verderame in sule lamine, ch(e) sarà come una muffa, radila e serba, et rimetti le lamine nel vaso, e turalo come di sopra. E così farai tante volte che consumerai le lamine, ch(e) saran convertite in verderame. E se vuoi ch(e) di verde diventi rosso, incalcinalo, e farassi rosso. 

  • [5] Padova, Biblioteca universitaria, 992 [ed. 1849], XVI u.v. (ven.), Ricetta 96, pag. 665.6: Verderame come si raffini. Si piglia il verderame, si tritta bene, poi s'infonde in boniss(i)mo aceto per due o tre giorni, indi si cola, e la colatura, lasciando le fecci, si mette sopra altro verderame ben tritto, si lascia posare per due altri giorni; collasi di novo gentil(men)te lasciando la feccia del verderame nel fondo del vaso, e la collatura liquida si mette in ampola di vetro con poco di zaffarano; serbasi ben coperto.

  • à usato nella pittura murale, su tavola e su carta.

    [1] Cennini, Libro dell'arte [ed. 2019], 1396-1437 (tosc.), Cap. 72, pag. 197.8: El modo del colorire in muro in secco e ssuo tempere. Cap. LXXII Ogni colori di quelli che llavori in fresco puoi anche lavorare in secco, ma in fresco son colori che non si può lavorare come: orpimento, cinabro, azurro della Magna, minio, biacca, verderame e lacca.

    [2] Bologna, Biblioteca Universitaria, 2861 [ed. 2012], 1440-80 (mediano), Ricetta 228, pag. 173.2: A preparare el verderamo da dipengiare. Havvi verderame e macinalo cum fortissimo aceto molto bene, poi lo pone. Poi fa uno cavo in uno matone novo e pone el dito verderamo in quello concavo, per insino a tanto che lo matone haverà surbito quello aceto, e così continua 3 o 4 volte, omne volta remacinando lo verderamo cum lo aceto. Poi tolli uno poco de gomarabico e macina insiemi; e se tu lo volesci più chiaro macinace uno poco de zalulino et congrue colabitur.

    [3] Padova, Biblioteca universitaria, 992 [ed. 1849], XVI u.v. (ven.), Ricetta 106, pag. 669.8: Acquarella di verderame. Si piglia di verderame (once) VI, si pesta beniss(i)mo, poi si pesta di tartaro di bote raffinato (once) I circa. Si mette d(et)to verderame in un pignatino novo con mezo boccale d'accetto fortiss(i)mo come sarebbe (once) XII e si lascia bollire poi fin tanto che pigliando un pen(n)ello e bagnandolo in d(ett)o accetto si vedrà tinger bene la carta. A mezo il boglio se li metterà il tartaro sud(et)to e doppo che sarà fatto si metterà freddo in una caraffa di vetro, insieme con la residenza che sarò in fondo, e si lasciarà chiarir l'acqua, la quale quando nell'adoperarla restasse col color troppo carico, se le potrà aggiongere nel'ampola altro accetto forte, ne bisogna nel'adoperarla che il pennello tocchi acqua chiara. Avertasi nel bollir a non lasciar il pignatino scoperto acciò [che] non svapori, bastando un piccolo pertuggio nel coperto per mettervi dentro nel bucco un legnetto e mescolar il tutto mentre bolle. 

  • à usato per l'imprimitura, cioè per la preparazione delle superfici da dipingere.

    [1] Ricette tecniche di Leonardo da Vinci [ed. 2020], XV sm. (tosc.), Ricetta 5, pag. 43.20: A p(r)eparare i llegniame per depingier[v]i su. I· legnio sarà d'arcipresso o pero o ssorbo o noce, il qua· salderai co(n) masticho e treme(n)tina secho(n)da destilata e biacha, o voi chalcina; e metti i(n) telaio i(n) modo possa cresciere e discressciere secho(n)do l'umido o ssecho. Dipoi li da' chon acq(ua)vite che vi sia dentro disolvuto arsenico e sollimato 2 o 3 volte. Dipoi da' olio di lino bolito, i· modo penitri p(er)tutto. E 'na(n)çi si fredi, fregalo bene chon u(n) pano·modo parà asciutto, e dalli di sop(r)a vernice liquida e biacha cola stecha. Po' lava cho(n)n orina qua(n)do è assciutta, e rasciuga e poi spolvereça e proffila il tuo disegnio sottilme(n)te, e da' di sop(r)a la 'nprimiera di 30 parti di biaccha e una di verderame e 2 di giallo.

  • à usato nella miniatura, nella preparazione di inchiostri e nella colorazione della carta.

    [1] London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.), Ricetta 345 [1038], pag. 137r.6: A fare cholore verde da scrivere. [i] Togli verderame e macina sottile e stempera chom sugho d'arancy o di cederno e un pocho di çaferano, e riponi nel chornetto chor uno granello di ghoma arabicha.

    [2] Modena, Biblioteca Estense, Campori gamma.R.5.17, XVI (tosc.), Ricetta 36, pag. 9.13: Acqua verde p(er) scriver bellissima. R(ecipe) verderame macinato con aceto, poi pesta della ruta, et priemi il sugo et colalo, et incorpora con detto verderame, et metti d(e)lla gom(m)a a tua discretione, come si fa all'inchiostro, e un poco d'allume di roccho.

    [3] Milano, Secreti [...] Alessio Piemontese (CNCE 29195), 1559 (???), Ricetta 109, pag. 2v.15: A far inchiostro verde. Piglia verderame bello, e impastala con aceto forte (et) acqua distillata di galla verde, (et) lascialo seccare. (et) quando tu vuoi scrivere, disfalo con la medesima acqua di galla verde, aggiungendogli un poco di gomma arabica.

    [4] Ferrara, Biblioteca Ariostea, Cl. II 147 [ed. 1992], XVI sm. (fer.), Ricetta 363, pag. 145.7: A far carte tinte in panicelle di guado. Recipe carte e allumale prima cum aqua di lume di fieza et di lume di roza per una notte, poi lavale cum aqua chiara fresca, poi dali il verde cum panicella, la qual voi bolire adasio fin che darà fuora il colore, poi se cola quanto tu voi tingere, et se non volessi allumare le carte inanzi come è detto, poni del verderame a bolire cum la panicella et farà buona opera. Nota che se la carta tinta del verde del panicella venisse troppo cupa dali dietro de l'aqua forte et venirà chiara.

    [5] Padova, Biblioteca universitaria, 992 [ed. 1849], XVI u.v. (ven.), Ricetta 140, pag. 681.20: Verde belliss(i)mo per miniare. R(ecipe) verderame, litargirio d'oro, argento vivo an(a): macina tutto insieme sottil(men)te con orina di puto, e poni il tutto in boccia sepelita in lettame di cavallo per venti giorni e poi cavalo fuori, e di novo tornalo a macinare et haverai verde nobiliss(i)mo per miniare, scrivere, e dipingere. 

  • à usato per la preparazione di bagni di tintura per tessuti e altri materiali, come osso e legno.

    [1] Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2580, 1418-1421 (fior.), Sezione III, Ricetta 111, pag. 172r.15: La ghalluzza è come allume no(n) avendolo, ma i(n) pan(n)ilini e meglo buccia di melagrana e j.a galluzza ge(n)tile e forte. Il ferro allumina certi colori e non li parte né polverezza. Il verderame anche allumina. Un poco d'aqua arzente ne' colori è come j.o allume e ffa penetrare nel filo. 

    [2] Yale, University Library, Beinecke 985 [ed. 2013], 1450-1460 (emil.), Ricetta 71, pag. 18r.22: A ffar(e) pelle virde Cap(itol)o 61. Togli aceto fortissimo et una oncia de verdirame pisto et mittilo in pintula i(n)vitriata et fallo bollir(e) ch(e) to(r)ni la mitada et tigni dapoi le pelle. 

    [3] Venezia, Plichto de l'arte de' tentori (CNCE 66899), 1540 (ven.), Ricetta 67, pag. 23.39: A far una tenta che tenze ogni cosa verde. R(ecipe) aceto rosso et mettilo in un vaso invedriato, et mettivi assai limadura de rame over laton, et vitriol romano, e lume de roca et verderame, e lassa star tutte queste cose per alquanti dì sapiate che bisogna far boglir ditte cose ava(n)ti che le lassate ripossar niente. Et q(ue)sta farà finissima tentura, et come vorrai tenger alcune cose, fàle boglir nella ditta tentura, et sarà belissimo. 

    [4] Venezia, Plichto de l'arte de' tentori (CNCE 66899), 1540 (ven.), Ricetta 123, pag. 40.38: Acqua da tenger penne ossi, e tavole di legno et maneghi di cortelli et ogn'altra cosa. R(ecipe) aceto rosso fortissimo quanto vorrai, e mettilo in uno vaso vidriato, e mettili dentro molta limatura di rame e di laton et vitriolo romano, lume di rocca, verderame, e metti ogni cosa insieme per alquanti giorni, ma prima lascialo boglir uno poco, cioè uno bon boglio, et farai una fina censura verde sì forte che mai più non andarà via. 

    [5] Venezia, Biblioteca Marciana, It. III, 10 [ed. 2010], XVI sm. (camp.), Ricetta 245 [249], pag. 131.32: Item colore verde più bello, ma non penetra per tutto. Togli l'osso purgato, poi allumalo dandogli un bollore, poco, d'acqua et d'allume di roccho. Poi rastialo o stropiccialo forte con una peza lina, perche el colore non potrebbe penetrare. Poi mettilo in una pignatta con siele di capra et verderame; et stia coperta in su la cenere calda otto o quindici giorni o tanto che pigli bene el colore. La cenere, ingegnati che stia più spesso calda che puoi. Se bene non la potessi mantenere calda continue, puoi acconciare una pignatta in un fornellino et accommodarce el fuoco sotto la cenere. 

  • à usato nella vetreria.

    [1] Ferrara, Biblioteca Ariostea, Cl. II 147 [ed. 1992], XVI sm. (fer.), Ricetta 498, pag. 173.33: A indorare uno vetro. Recipe litargirio e uno poco di verderame, uno poco di doratura et mescida e trita cum oleo de lino fatto senza aqua, e usa a quel che voi.

  • à usato nella lavorazione dei metalli e nella gioielleria.

    [1] London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.), Ricetta 336 [1029], pag. 136r.27: A fare aqua da dorare il ferro. [i] Togli alume schaguolo on. 2, verderame on. 1.a, vetriuolo romano on. 1 1/2, sale chomune on. 6, orpimento on. 1.a; tutte queste chose fa' polvere, dipoy le fa' bolire in una pentola chom dua metadelle d'aqua chiara a fuocho di charboni, tanto che scemi 1/3; e poy lieva da fuocho e lascala freddare e mettila in uno fiascho nuovo più chiara che puoi, distillata per feltro. 

    [2] London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.), Ricetta 395 [1095], pag. 141r.20: A fare aqua da inorare ogni maniera di ferro che voi o accaio. [i] Togli dua parte di ghomma di botte e una parte di sale chomune preparato e fallo bolire tanto torni per metà, e mettivi dr. II d'orpimento e dr. II di verderame e meschola tutto imsieme e lasca stare chosy` per 9 dì e 9 notte, poy aopera. 

    [3] Firenze, BNC, Palatino 941, XVI in. (ven.), Ricetta 98, pag. 15r.12: Al medesimo i(d est) p(er) i(n)dorare ut su(pra). R(ecipe) una pe(n)tola d'acq(ua), (et) 9 starlini di salge(m)mo, (et) 9 starlini di allume di ghiaccia, (et) 5 starlini di allume di piuma, (et) 4 starlini di verderame, (et) 5 starlini di sale (et) 1/2 o(ncia) di gro(m)ma (et) bolli tanto torni al 3.o (et) s(er)ba.

    [4] Arezzo, Biblioteca comunale, 232 [ed. 1977-1978], XVI p.m. (tosc.), Ricetta 13, pag. 206.22: Coralli contrafacti. Recipe corni thaurini bianchi più che pòi et lavali bene e poi li rasciuga et con un vetro radene una quantità che a te basti. Poi habbi lissìa fortissima et metti dentro la decta raditura per giorni 15 elmanco, poi fàllo bollire tanto che tutta la lissìa evapori in fumo et remanghi quasi come uno unguento el quale colalo per frustrum lini in un vaso invitreato. Poi pigli una quantità quanto te piace, poi piglia el colore bene polverisato e tamisato et incorpora insieme che venghi come pasta: per li coralli cinabrio, per nostri azzurri metti azurro della Magna, per verde verderame, per gialli auripigmento, per bianco cerusa overo litargirio argenteo soluto in aceto distillato e, facta la incorporatione a te congrua, fàlla cocere che se restringa, ma prima fa' el lavoro che a te piace e, come è formato e seccho, habbi terra Tripoli et con essa in polvere con una straccia confricandoli doventeranno luxtri e belli. 

    [5] Modena, Biblioteca Estense, Campori gamma.R.5.17, XVI (tosc.), Ricetta 177 [182], pag. 31.5: A far gioie false. R(ecipe) sugo di pentesilon e stilla per feltro, sì ch(e) e' sia ben chiaro, e mettivi drento allume di roccho quanto ti pare; e poi vi metti christallo e lassa stare sei dì. E se vuoi fare smeraldi, metti in dett'acqua dov'è il christallo verderame polverizato, e fa' bollire sino ch(e) e' resti la terza parte, e sarà fatto; se vuoi topatio, metti in dett'acqua orpimento; e se vuoi zaffiro mett'azurro oltramarino; e se vuoi rubino sangue di drag(o).

    [6] Venezia, Biblioteca Marciana, It. III, 10 [ed. 2010], XVI sm. (camp.), Ricetta 189 [193], pag. 113.34: Pasta biancha et colorata da paternostri et altri lavori. Togli diagranti molliti in acqua, co' quali mescola et impasta gesso da oro, macinato in modo che sia alquanto duretto. Poi vi metti tanta biaccha polverizata che vengha dura al proposito tuo et con essa forma. Se la vuoi verde togli verderame o vuoi verde azurro macinato dua volte con aceto, et impasta con diagranti molliti in buono aceto. Se la vuoi azurra mescola co' diagranti indaco o altro azurro et biaccha polverizati; et secondo che lo vuoi più chiaro o più azurro, secondo metti più o manco biaccha.

  • à usato nella preparazione di mordenti.

    [1] Siena, Biblioteca Comunale, L XI 41, XIV ex. (sen.), Ricetta 47, pag. 39v.19: Ad fare mordente: tolle una oncia di biaccha (et) una d'ocria (et) una di ve(r)derame (et) una di minio; macina i(n)sieme le dette cose, e tolle una oncia d'olio di lim seme (et) fa bollire i(n)sieme i(n)n uno pentolino le dette cose tanto che torni come uno ong(u)ento liquido. (m)aestro Buonoamico da Ffirençe, dele misu(r)e d'og(n)i animale. 

    [2] Cennini, Libro dell'arte [ed. 2019], 1396-1437 (tosc.), Cap. 152, pag. 240.17: Cap. CLII Se vuoi che questo mordente detto di sopra duri otto dì, innanzi che sia da mettere d'oro non vi mettere verderame; se vuoi che duri dì mettivi un poco di verderame. Se vuoi che 'l mordente sia buono dall'un vespore all'altro mettivi dentro assai verderame e ancora un miccino di bolo. E sse trovassi che nnessuna persona ti biasimassi il verderame, perché non pervenisse a ccontaminare l'oro, lasciati dire, ch'io l'ho provato, che ll'oro si conserva bene. 

  • à usato nella preparazione di colle.

    [1] Avignon, Arch. Vaucluse, 1 F 54 [ed. 2016], XIV ex./XV p.q. (fior.), Ricetta 64 [85], pag. 411.13: A fare una cholla. A dare una cholla forte cholla q(u)ale possi rapicchare i(n)sieme i pezi del vetro o di (crist)allo o d'altre chose. Togli olio di lino se[me] onc. II, cierusa onc. I, minio onc. I, ocria onc. I, vernicie onc. I, verderame onc. I, ciera tanta che basti. E q(u)este chose meschola molto bene i(n)sieme cholla vernicie. E poi l'adop(er)a a ciò che tti bisogna. E volsi mettere i(n) uno pentolino i(n)vetriato, e schaldàllo al fuocho lento q(u)ando l'adop(er)i.

    [2] Ferrara, Biblioteca Ariostea, Antonelli 861 [ed. 1993], XV m. (fer.), Ricetta 51, pag. 71.24: A fare colla da piccare le prete insema molto bene. Tolli verderame onciam j, biacha onciam j, e macinela molto ben sotilmente cum olio de seme de lino, sì che vegna humida a modo di pasta non troppo dura, e unze le prede che vole apicare, e ponello sottille in su la preda, e ponelo al sole per otto dì, et è facto.

    [3] London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.), Ricetta 306 [976], pag. 133r.14: A fare stucho per apichare prete. [i] Togly verderame on. 1 1/2 e macinalo sottile chon olio di lino seme e fa' che vengha a modo di pasta non troppo soda; e ungy le prete e ppolle al sole a sechare per otto dì e terrà forte. 

Contenuti della sezione linguistica:
Milone, Federico
0.1 Lista forme:

verderameverderami, verderamo, verderamum, verderano, verderrame, verdirameverdramevirderame, virderamo, virderamum.

0.2 Nota etimologica:

comp. di verderame.

0.3 Attestazioni:

prima attestazione: Antidotarium Nicolai volg., XIII ex. (Corpus OVI).
prima attestazione nel corpus ARDIRE: Siena, Biblioteca Comunale, L XI 41, XIV ex. (sen.).

1     Siena, Biblioteca Comunale, L XI 41, XIV ex. (sen.)
16     Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2580, 1418-1421 (fior.)
2     Avignon, Arch. Vaucluse, 1 F 54 [ed. 2016], XIV ex./XV p.q. (fior.)    
16     Cennini, Libro dell'arte [ed. 2019], 1396-1437 (tosc.)    
2     Assisi, Biblioteca S. Convento, 692 [ed. 2025], XV pm. (???)    
6     Yale, University Library, Beinecke 986 [ed. 2008], XV s.q. (emil.)    
3     Ferrara, Biblioteca Ariostea, Antonelli 861 [ed. 1993], XV m. (fer.)
3     Brescia, Bib. Queriniana, A VI 5 (76r-109r), XV m. (lomb./ven.)    
10     London, British Library, Sloane 416 (1r-23v; 127r-185v) [ed. 1991]    
28     London, British Library, Sloane 416 (24r-126v) [ed. 2016], 1424-1456
2     Yale, University Library, Beinecke 985 [ed. 2013], 1450-1460 (emil.)    
11     Reggio Emilia, non identificato [ed. 1896], 1462 (tosc.)    
20     Fermo, Biblioteca comunale, 99 [ed. 2008], 1471 (mediano)    
39     Bologna, Biblioteca Universitaria, 2861 [ed. 2012], 1440-80 (mediano)
2     Modena, Biblioteca Estense, Campori gam.O.6.15 [ed. 2020], 1485 (mod.)
11     Paris, BNF, Italien 942, XV (???)    
28     Modena, Biblioteca Estense, Campori gamma.S.6.3, XV (emil.)
13     Ricette tecniche di Leonardo da Vinci [ed. 2020], XV sm. (tosc.)
1     Como, Biblioteca Comunale, 4.41 [ed. 1970], XV sm. (venez.)
25     London, Wellcome Library, 425, 1504 (fior.)    
6     Firenze, BNC, Palatino 796/1, XV-XVI (tosc.)    
11     Firenze, BNC, Palatino 941, XVI in. (ven.)    
2     Roma, Bib. Casanatense, 1793/3, 1522 (???)    
1     Roma, Bib. Casanatense, 1793/1, 1522 (???)    
6     Lucca, Biblioteca statale, 1286 [ed. 1967], XVI p.q. (tosc.)
16     Venezia, Plichto de l'arte de' tentori (CNCE 66899), 1540 (ven.)
15     Firenze, BNC, Nuove Accessioni 1497, XV s.m./XVI p.m. (tosc.)
3     Arezzo, Biblioteca comunale, 232 [ed. 1977-1978], XVI p.m. (tosc.)    
1     Firenze, BNC, Palatino 891, XVI m. (ven.)

 

0.5 Corrispondenze:
  • Note

    Vocabolari: Vocabolario della Crusca, Tommaseo-Bellini, GDLI

    Banche dati: Corpus OVI, Le parole dell'arte, E-Leo, ATIRLexArt

    Attestazioni:

    Antidotarium Nicolai volg., XIII ex.: Empiastro apostolicon. [...] disfatta la trementina, metti il caldaio a terra e allotta in quel caldaio a poco a poco metti la sarcocolla e lapis calaminaris e un poco mesto e fatto alchuno intervallo metti il verderame e poscia il lapides calcis inn un mortaio con alquanto aceto menato tanto che torni in modo di latte. (Corpus OVI)

    Leonardo, Libro di pittura, av. 1540: Aumentazione di bellezza nel verde rame. Se sarà misto col verde rame lo aole camellino, esso verderame acquisterà gran bellezza, e più acquisterebbe col zafrano, se non se ne andasse in fumo. (E-Leo)

    Barbaro, I dieci libri dell'architettura, 1556: I Rhodiotti mettendo ne i dogli le limature di piombo, spargono quelle di aceto, & sopra quelle limature vi mettono le masse di piombo, & otturano con i coperchi si fattamente que dogli, che non possono respirare, dopo un certo tempo aprendogli ritrovano la Cerusa, o Biacca, che si dichi dalle masse di piombo. Et con la istessa ragione ponendovi le lamelle di rame, fanno il Verderame nominato Eruca. (ATIR)

    Vasari, Introduzione alle tre arti del disegno. Scultura, 1568: E chi volesse anco farla d 'altro colore, può agevolmente, perché mettendovi dentro terra rossa overo cinabrio o minio la farà giuggiolina o di somigliante colore; se verderame, verde; et il simile si dice degli altri colori. (Le parole dell'arte)

    Lomazzo, Trattato de l’arte de la pittura, 1584: Di tutti questi colori, gli artificiali sono solamente il cinabro, eccetto quello di minera, li tre giallolini, gli smalti, il minio, le lache, l'endico, la biaca, il verde santo, il verderame, è quello di barilo. (ATIR)

    Borghini, Il riposo, 1584: Il verderame dopo color noto, che si fa nelle vinaccie con piastre di rame poste nell'aceto, serve molto a olio, & ancora a tempera. (ATIR)

    Armenini, De' veri precetti della pittura, 1586: Hor finiti di tritar i colori, & acconci per queste vie si fa poi di alcuni di essi una certa compositione con alquanto della predetta vernice laqual si dà da pertutto nella superfitie, percioché ci è necessario un letto così per cagione dell'aiuto de gli altri colori, al qual li diciamo imprimatura, et ciò fanno alcuni con biacca, gianolino, & terra di campane, altri con verderame, biacca, & terra di ombra.(ATIR)

    Baldinucci, Vocabolario toscano dell’arte del disegno, 1681: Verderame. Un colore assai comune, che si fa nella vinaccia, con piastre di rame poste in aceto; e serve per a tempera, e a olio. (Le parole dell'arte)

0.7 SEZIONE STORICO ARTISTICA:
  • Descrizione

    Il verderame è un pigmento di colore verde-azzurro ottenuto artificialmente mediante la corrosione del rame per azione dell’aceto. Il composto è costituito prevalentemente da acetato di rame(II), la stessa sostanza responsabile delle caratteristica patina blu-verde che si forma sul rame esposto agli agenti atmosferici. Essa è presente in due forme principali: una anidra (Cu(CH3COO)2), di colore verde scuro, e una monoidrato (Cu(CH3COO)2·H2O), di colore verde-azzurro, le cui concentrazioni influiscono sulla tonalità del pigmento. Il verderame era utilizzato in miniatura, nonostante la sua tendenza a deteriorare i supporti pergamenacei, e anche nella pittura su tavola, tela e muro, sebbene non fosse adatto alla tecnica dell’affresco a causa della sua reattività con l’acqua. Oltre all’uso pittorico, trovava applicazioni nella colorazione di ossa, cera e altri materiali, nonché nella preparazione di mordenti, colle, inchiostri e acqua forti.

  • Storia

    Il verderame è uno dei pigmenti artificiali più antichi, il cui processo di ottenimento per corrosione del rame metallico con l’aceto è stato descritto da Teofrasto e Plinio, che lo indicavano con il nome aerugo, derivato da aes (rame) e rugo (ruggine), forma che appariva come aeruca in Vitruvio. Plinio osservava che il pigmento poteva anche essere raccolto da minerali di rame naturali, ma è opportuno considerare che tali denominazioni potevano anche essere applicate anche agli altri ossidi verdi di rame formatisi per semplice esposizione del metallo all’aria.

    Dal punto di visto terminologico, il verderame è citato nei ricettari altomedievali con nomi diversi, tra cui iarim, viridis salsumviridis hispanicum o viridis grecum, quest’ultimo all’origine del francese vert-de-gris e dell’inglese verdigris. Durante il Medioevo, le tecniche di produzione del pigmento si perfezionarono e si diversificarono, dando origine a diverse qualità del composto. Ad esempio, il Liber de Coloribus Illuminatorum sive Pictorum distingueva tra il viridi Grecum, ottenuto secondo il metodo tradizionale, e il viridi Rotomagnese, “alla maniera di Rouen”, in cui le lamine erano avvolte in un panno di lino imbevuto d’acqua prima di essere poste nell’aceto, riducendo il tempo di produzione da sei a un solo mese (ed. Thompson, 6). Un altro centro di produzione attesto era Montpellier, attivo almeno dal XII secolo e forse ininterrottamente fino al XVIII, mentre il Liber colorum secundum magistrum Bernardum menzionava la Puglia come area di provenienza del pigmento (ed. Travaglio, 27).

    In alcuni casi, il termine verderame fu impiegato anche per designare coloranti non rameici: ad esempio, nel Manoscritto bolognese compare una ricetta in cui il nome è attribuito a un colorante ottenuto con mirra e aceto bianco (Bol. 04.13).

  • Preparazione

    OTTENIMENTO. Il metodo di produzione del verderame più diffuso consisteva nel lasciare lastre di rame immerse in aceto forte all’interno di un recipiente ermeticamente chiuso, collocato poi nel letame o nella vinaccia d’uva calda per un periodo che nelle ricette, è generalmente compreso tra due settimane e due mesi. Il calore generato dalla fermentazione del letame o della vinaccia accelerava la reazione chimica, favorendo la formazione del pigmento, che veniva successivamente recuperato raschiando la superficie delle lamine. Oltre a questo procedimento (Bol. 04.01), il Manoscritto bolognese descrive metodi affini, nei quali le lamine di rame venivano disposte sotto uno strato di creta (Bol. 04.03) o di sale (Bol. 04.04). Un’alternativa prevedeva di riempire un recipiente di rame con aceto, talvolta addizionato con miele, e di raccogliere il verderame direttamente dalle pareti interne del vaso (Bol. 04.02, 04.14).

    MACINAZIONE. Cennini raccomandava di macinare il verderame con aceto (Cennini, LVI). Il Manoscritto bolognese fornisce una ricetta più dettagliata, che prevede tre o quattro cicli di macinazioni con aceto, intervallati da fasi di essicazione su un mattone, seguiti da una macinazione finale con gomma arabica e, se desiderato, dall’aggiunta di giallolino per ottenere una tonalità più chiara (Bol. 07.49). Anche il Ricettario Diotaiuti menziona la macinazione con aceto, specificando che il composto doveva essere lasciato riposare per alcuni giorni prima di eliminare l’eccesso di liquido, ottenendo così un colorante dalla consistenza di un unguento, da mescolare poi con albume d’uovo e zafferano (Diot. 56). In un’altra ricetta dello stesso ricettario si suggerisce l’aggiunta di una piccola quantità di miele durante la macinazione per conferire lucentezza al pigmento (Diot. 51). La macinazione nell’aceto, definita ‘purgatura del verderame’ nel Manoscritto bolognese (Bol. 04.20), oltre a migliorare la finezza del pigmento, prolungava la reazione chimica, favorendo la trasformazione dei residui metallici o dei composti intermedi in acetato di rame neutro, una forma corrispondente all’acetato anidro, chimicamente più stabile rispetto all’acetato basico, e quindi più adatta all’uso pittorico.

    AZZURRO DI RAME. Il verderame era un ingrediente in numerose ricette per la produzione di pigmenti azzurri artificiali. Il metodo consisteva nell’impastare polvere di verderame con sale ammoniaco, con l’eventuale aggiunta di biacca o limatura di ottone, utilizzando come veicolo una soluzione alcalina, solitamente acqua di tartaro o lisciva ottenuta dalla cenere di feccia di vino; il composto ottenuto veniva lasciato riposare e successivamente cotto in un forno da pane, oppure esposto al calore e al fumo di un camino per diversi giorni, all’interno di contenitori sigillati (Bol. 02.17, 02.25, 02.27). Ricette più complesse prevedevano l’impiego di ulteriori ingredienti. In una di esse, il verderame veniva sciolto in una soluzione corrosiva composta da vetriolo romano, salnitro, cinabro, allume di rocca, sale ammoniaco, orpimento e verderame stesso, successivamente incorporato con calcina di stagno, ottenendo così un pigmento descritto come “azurrum melliorem quam Almaneum; et in aparentia et in collore est sicut azurrum ultramarinum” (Bol. 02.06). I pigmenti azzurri a base di verderame potevano essere ottenuti anche a partire da limatura di rame o di ottone (lega di rame e zinco), e talvolta da lastre d’argento contenenti impurità di rame (Bol. 02.19, 02.28). Secondo il Manoscritto bolognese, l’azzurro di rame aveva un valore di 4 ducati la libbra (Bol. 02.08), risultando più costoso dell’azzurrite raffinata (da 1 a 3 ducati la libbra), ma meno dell’oltremare (5 ducati l’oncia per la migliore qualità) (Bol. 01.01, 01.02).

    ALTRI PIGMENTI. Il Manoscritto bolognese include anche ricette per pigmenti verdi ottenuti con procedimenti analoghi. Una ricetta per un verde da applicare su gesso prevedeva l’uso di raditura di rame, vetriolo romano, aceto bianco e allume di rocca, sfruttando l’azione dell’aceto sul rame (Bol. 04.05). Un’altra ricetta descrive la preparazione di un verde mediante la calcinazione fine del verderame (“viridem ramum in pulverem, subtilis redustum”), mescolato con allume di rocca, zafferano, succo di ruta e gomma arabica, lasciato in infusione per cinque giorni in aceto bianco forte, prima di essere combinato con biacca (Bol. 04.22). Infine, una ricetta prevede di macinare il verderame insieme a una lacca gialla a base di succo di spincervino per ottenere un verde chiaro (Bol. 04.25).

  • MODALITà di Utilizzo

    PITTURA. Il verderame, la cui tonalità varia dal verde al verde-azzurro in base alla composizione chimica e al legante impiegato, era apprezzato per la sua brillantezza, ma noto per l’instabilità: tendeva a imbrunire, talvolta già nel primo mese, soprattutto in presenza di luce e umidità. Leonardo da Vinci ne segnalava la reattività all’acqua, raccomandandone la verniciatura precoce (Leo. XX). Cennini ne consigliava l’uso su tavola e in miniatura, ma lo escludeva dall’affresco e dalla combinazione con la biacca, definendoli “inimici mortali” (Cennini, LVI, LXXII). Tuttavia, analisi su opere pittoriche mostrano spesso una buona conservazione del pigmento, suggerendo che le condizioni di applicazione e i materiali associati potessero mitigarne il degrado. Anche la miscela con la biacca, attestata nei ricettari e nelle analisi, risulta spesso stabile, probabilmente grazie all’uso di leganti come gomma arabica o albume d’uovo. Il Ricettario Diotaiuti, ad esempio, propone una ricetta per un verde a base di verderame, aceto, zafferano, biacca e tuorlo d’uovo (Diot. 58). Per aumentarne la corporeità o modificarne la tonalità, il verderame veniva spesso mescolato a pigmenti gialli, sia inorganici (giallolino, orpimento), sia organici (zafferano). Cennini consigliava l’associazione con zafferano per ottenere un “colore d’erba perfetto” (Cennini, XLIX). Il Ricettario Diotaiuti descrive diverse preparazioni che includono il verderame: con giallolino, zafferano e succo di giglio, da applicare con tempera di gomma; oppure con succo di giglio e aglio come legante; o ancora con foglie di giglio nero e gomma arabica, riscaldati fino a ottenere una polvere simile alla creta (Diot. 4, 43, 59). Il Taccuino Antonelli conferma l’uso di verderame con succo di giglio e aglio, e documenta anche una ricetta di azzurro a base di indaco, verderame e latte di “torto malio” (Ant. 27, 69). Per la tempera, i ricettari raccomandavano l’uso di aceto, vino o succhi vegetali, evitando l’acqua. Una ricetta nel Ricettario Diotaiuti prevede l’uso di aceto o vino bianco forte lasciato riposare in un recipiente di rame con verderame; il liquido, bollito con gomma arabica e filtrato, veniva poi mescolato al pigmento per la miniatura, con l’aggiunta di biacca per l’uso pittorico (Diot. 55).

    DORATURA. Il verderame trovava impiego anche nella doratura, sia come componente di mordenti sia in ricette decorative. Il Manoscritto bolognese descrive una ricetta per un inchiostro dorato ottenuto pestando allume di rocca, taso bianco calcinato e sale comune, poi bolliti in acqua (Bol. 06.19). In un’altra ricetta, viene incluso in un mordente “da metere oro in figure, in panno, in petra, in ligno, in gesso e in calcina o muro”, composto da litargirio, verderame e ocra, temperati con olio di linseme e vernice liquida (Bol. 06.31). Una ricetta per ottenere un effetto dorato senza oro vero prevede l’uso di ocra, lisciva, olio di linseme, verderame e nero, macinati insieme e cotti in un pentolino (Bol. 07.88). Una proprietà nota del verderame è la capacità di accelerare l’essicamento degli oli siccativi. Cennini ne consigliava l’uso per regolare l’adesività dei mordenti nella doratura, sfruttando questa caratteristica per modulare i tempi di lavorazione (Cennini, CLII). Lo stesso autore include il verderame in una ricetta di mordente adatto a diversi supporti – muro, tavola, vetro e ferro (Cennini, CLI) – mentre il Ricettario Diotaiuti lo menziona come componente secondario in un mordente per la tavola (Diot. 79).

    COLLA. Il verderame compare anche in ricette di colla. Ad esempio, il Taccuino Antonelli lo menziona insieme a biacca e olio di linseme come componente di una ricetta di colla per pietra (Ant. 51), mentre il Ricettario Diotaiuti lo cita in una ricetta di colla per vetro (Diot. 12). Anche Cennini lo includeva in una ricetta per colla da vetro, ma con la funzione di conferirle colore alla miscela adesiva (Cennini, CVII).

    ACQUAFORTE. Il Ricettario Diotaiuti fornisce una ricetta di acquaforte, descrivendo il processo calcografico per incidere uno strato di cera sul ferro, mediante un mordente a base di verderame e sale ammoniaco distillati in alambicco (Diot. 113).

    TINTURA. Il Manoscritto bolognese (Bol. 05.26) descrive una ricetta per tingere in verde, che prevede la bollitura di erba gualda in lisciva forte, seguita dall’aggiunta di “seme de ghebbi” (termine toscano per il gozzo degli uccelli) e polvere di verderame, per trasformare la soluzione da gialla a verde. I materiali da tingere venivano immersi direttamente nella brocca. Un’altra ricetta dello stesso manoscritto (Bol. 08.13) prevede l’uso del verderame per tingere panno, refe e seta. Tuttavia, il verderame non era tra i coloranti comunemente utilizzati nell’industria tessile.

    ALTRI USI. Il Ricettario Diotaiuti indica l’uso del verderame per colorare le ossa in verde (Diot. 31). Il Taccuino Antonelli lo cita in una ricetta per colorare la cera (Ant. 49). Il Manoscritto bolognese fornisce una ricetta per un inchiostro verde, adatto anche alla tintura del filo, ottenuto distillando in acqua polvere verderame bruciato (Bol. 04.28). Nello stesso ricettario, il pigmento compare inoltre in numerose ricette per la realizzazione di pietre false: ad esempio, per colorare una varietà di alabastro detta ‘costantinopolitano’ in modo da imitare l’aspetto dello smeraldo (Bol. 07.60), per imitare lo smeraldo a partire da cristallo (Bol. 07.70), e per ottenere una finta ambra colorata in verde (Bol. 07.75).

  • Composizione chimica

    Acetato neutro di rame: Cu(CH3COO)2·H2O

  • Color index
    77408 Pigment Green 20
  • Contenuti della sezione storico artistica
    Mathieu Harsch