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Tesi

Scavi di Cesarea Marittima - L'archivio di Antonio Frova

Scavi di Cesarea Marittima - L'archivio di Antonio Frova

Il progetto “Scavi di Cesarea Marittima – L’archivio di Antonio Frova”, nato inizialmente come tesi di laurea triennale, si prefigge l’obiettivo di restituire visibilità e valore scientifico a una parte significativa dell’archivio lasciato dall’archeologo italiano Antonio Frova. L’archivio è costituito dagli appunti manoscritti e dalle fotografie realizzati dallo studioso durante le sue ricerche, relativi esclusivamente ai capitelli rinvenuti a Cesarea Marittima, che Frova aveva iniziato a catalogare sistematicamente in vista di una pubblicazione dedicata.

Il lavoro, tuttora in fieri, prevede la progressiva digitalizzazione e sistematizzazione di questa documentazione. Al momento è stata digitalizzata e organizzata solo una parte del materiale, mentre ulteriori sezioni dell’archivio saranno oggetto di studio e di digitalizzazione nelle fasi successive del progetto.

Il database permette di consultare sistematicamente ciascun elemento architettonico, corredato dalla relativa documentazione fotografica e dalla riproduzione delle pagine manoscritte dell’archeologo, offrendo così uno strumento di studio che integra dati materiali e fonti d’archivio.

La Missione Archeologica Italiana a Cesarea

Tra il 1959 e il 1964 l’archeologo italiano Antonio Frova diresse la Missione Archeologica Italiana a Cesarea (MAIC), le cui attività si concentrarono principalmente nello scavo del teatro romano fatto edificare da Erode il Grande (ca. 73 a.C.–4 a.C.). Al termine della missione fu pubblicato il volume Scavi di Cesarea (Milano 1965), nel quale venivano presentati i risultati delle indagini condotte nel teatro, insieme agli studi relativi a un tratto delle mura urbane e a un piccolo edificio situato a nord della città.

Parallelamente a queste ricerche, Frova progettava di dedicare uno studio autonomo ai capitelli romani rinvenuti a Cesarea Marittima. A tal fine iniziò un sistematico lavoro di catalogazione, annotando i dati su una serie di piccoli taccuini e realizzando fotografie individuali dei singoli esemplari.

Il progetto editoriale, tuttavia, non giunse mai a compimento, a causa dei numerosi incarichi che l’archeologo assunse successivamente nell’ambito della soprintendenza e dell’attività universitaria. La documentazione raccolta fu in seguito affidata a una sua studentessa, che negli ultimi anni ha deciso di donarla affinché questo materiale possa essere finalmente studiato, valorizzato e trasmesso alla comunità scientifica.

Cenni biografici di Antonio Frova

Nasce a Verona nel 1914, si laurea a Milano all’Università Cattolica e diventa successivamente allievo della Scuola archeologica italiana di Atene. Negli anni Quaranta si trova in Bulgaria dove dirige alcuni scavi e dove conosce la moglie Francesca Waszawska. Entra in Soprintendenza nel 1947 come Ispettore, operando prima in Lombardia e poi in Emilia, mentre dal 1963 sarà Soprintendente in Liguria e poi a Roma. Negli anni Sessanta inizia anche la carriera universitaria che lo porterà prima a Milano, poi a Lecce e infine a Genova.

 

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