Interni del Friuli medioevale
Il progetto si propone come un archivio informatico di supporto allo studio degli interni medioevali. Uno strumento che considera la dimora in tutti i suoi aspetti – dalla struttura architettonica agli ambienti interni, dagli oggetti ai complementi – strutturato su più livelli interconnessi (dalle tipologie agli esemplari originali, dagli spazi agli oggetti in essi contenuti) e basato sia su evidenze documentarie (in particolare gli inventaria bonorum) sia iconografiche.

Oltre che strumento di ricerca e didattico, l'archivio può essere messo in relazione anche con restituzioni digitali di spazi residenziali medievali. A questo scopo è stato realizzato un prototipo costituito dalla ricostruzione del primo e secondo piano dell'abitazione udinese di Filippo Vanni degli Onesti in via Mercato Vecchio così come si presentavano nel 1437, prototipo che costituisce un modello di restituzione digitale degli interni medievali adattabile a contesti differenti.
La scelta della dimora si deve alla rara e fortunata circostanza di poter disporre del relativo inventario dei beni (redatto fra il 4 e il 17 dicembre 1437 dal notaio udinese Matteo Clapiceo), dell’edificio originario – pur se oggi privo dell’articolazione degli spazi interni – e di parte dell’apparato decorativo, rappresentato dai soffitti lignei dipinti (della tipologia a pettenelle, cantinelle e cornici) e da alcuni lacerti delle fasce ad affresco che correvano lungo il registro superiore delle pareti. A un primo modello Advanced 3D del primo e del secondo piano dell’edificio nello stato in cui oggi versano è seguito quello virtuale con la definizione degli spazi residenziali (escludendo quindi bottega al piano terra, corte e canipa) così come si presentavano nel quarto decennio del Quattrocento. Attività svolta collazionando le diverse fonti documentarie a disposizione (l’inventario dei beni in primis, ma anche il testamento di poco successivo fino alla documentazione di primo Ottocento) e attraverso il confronto con esemplari originali e iconografie coeve. L’esame dell’inventario della dimora (da cui emerge anche il percorso seguito dal notaio), l’analisi dell’esistente e il confronto con altri inventari e realtà conservate in regione hanno permesso di restituire non solo l’antica articolazione spaziale interna – ricostruendo digitalmente i tramezzi, la cui esatta posizione è stato possibile individuare dalle tracce ancora visibili (sia sulle orditure dei soffitti, sia nella pavimentazione lignea) – ma anche la tipologia e l’originaria disposizione di arredi e complementi.
(clicca sulle immagini per accedere alle relative ricostruzioni digitali)
Responsabili scientifici: Maurizio d'Arcano Grattoni, Francesco Fratta de Tomas
