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Denominazione:
Soffitto a carena di nave di Palazzo Cignotti Corbelli Giacomelli
Descrizione:

Il soffitto di palazzo Cignotti Corbelli Giacomelli – assai simile ai soffitti provenienti dalla casa Scopoli di Verona e recentemente ricomposti, uniti, nel salone principale del palazzo Ridolfi da Lisca, sempre di Verona – ‘copre’ una sala al primo piano dell’edificio. Frutto di un accorpamento di ben quattro lotti esistenti nella sistemazione duecentesca voluta dai patriarchi per far nascere il ‘Mercato nuovo’ udinese, il palazzo fu edificato presumibilmente alla fine del Trecento dai Cignotti, ricca famiglia intimamente legata alla gestione della zecca patriarcale. Alla morte di Pietro Cignotti – avvenuta presumibilmente verso gli anni settanta-ottanta del Quattrocento – saranno le figlie Chiara e Giovanna a ereditare l’intero patrimonio. La dimora udinese pervenne a Chiara e, quindi, al marito Nicolò Corbelli. Lo stemma dei Corbelli, infatti, è dipinto non solo sulla facciata ma anche su alcune pettenelle al piano terreno, oltre che nelle cornici dei lati lunghi dell’ambiente con il soffitto carenato. Tuttavia, la realizzazione del rivestimento ligneo e del relativo soffitto carenato va probabilmente assegnata a Pietro Cignotti e realizzata verso il 1448 o poco dopo, quando il palazzo divenne interamente di sua proprietà. Alcuni particolari stilistici non consentono, infatti, di collocare l’insieme agli ultimi anni del XV secolo, e quindi all’epoca di subentro dei Corbelli. Lo stemma Corbelli, quindi, venne ‘inserito’ su di un manufatto preesistente al momento dell’ingresso di questa famiglia. L’ambiente ha pianta rettangolare irregolare (un trapezio appena accennato) e una boiserie occupa una fascia continua – interrotta soltanto dai vani per le due finestre a ovest e a nord – ordinata in tre registri orizzontali: un basamento continuo; una serie di scomparti verticali molto allungati coronati da un arco trilobo; un’elaborata cornice, costituita da un torciglione con soprastanti due unghiature che racchiudono una fila di piccoli, piatti capitelli; il tutto concluso da un semplice sguscio. Il soffitto carenato si imposta sulla cornice ed è interamente scandito a lacunari ottenuti da cantinelle a sezione trapezoidale mentre l’incrocio fra le parti curve è sottolineato da costolature a torciglione – di tipo più semplice rispetto a quello della cornice perimetrale – impostate su eleganti cuspidi fogliate. Un altro torciglione – questo uguale a quello della cornice parietale – delimita il grande riquadro piano centrale. L’incontro fra costolature e cornici del riquadro viene risolto in due modi diversi: nei due a est semplicemente a contatto, nei due a ovest con interposto un blocchetto a sezione quadrata. Nel Settecento, i lacunari vennero completamente dipinti in bianco con monocromi in blu raffiguranti semplici paesaggi in sole due varianti ripetute, soltanto in un caso ruotando il modello. Evidente l’intenzione di imitare un rivestimento con le celebri ceramiche di Delft, all’epoca molto di moda.