Il termine friulano lum di pin indica pezzi o radici di legno resinoso che, accesi, erano appoggiati su piattelli in metallo o in argilla oppure infilati entro sostegni generalmente in ferro, spesso scambiati per candelieri (a questo scopo, tuttavia, potevano anche servire), ma ‘pensati’ per trattenere – mediante una lingua metallica elastica – questi frammenti di forma diversa e irregolare. Il lento bruciare del legno resinoso si poteva protrarre per alcune ore, un accorgimento che veniva utilizzato soprattutto per ‘conservare’ il fuoco. Alla sera, quindi, spente le altre luci e accesa la fiammella della lum di pin, il fuoco del focolare si poteva lasciar morire: l’indomani, la piccola ‘riserva’ ne avrebbe agevolmente e rapidamente consentito il riavvio, evitando di ripercorrere il lungo e faticoso procedimento dell’accensione.
Dettaglio da un Votivbilder, 1513. Salisburgo, santuario della Madonna a Großgmain. Come spesso avveniva, il lum di pin era utilizzato anche per sostenere candele.