G. Fogolari, Relazione sull’opera della Sovrintendenza alle gallerie e agli oggetti d’arte del Veneto per difendere gli oggetti d’arte dai pericoli della guerra, in «Bollettino d’arte», IX-XII 1918 (SETTEMBRE-DICEMBRE - ANNO XII), 1918, 185-220.
Fonte per la ricostruzione delle azioni della Soprintendenza,
Al momento dell’ingresso in guerra, la Soprintendenza e l’esercito italiano da subito lavorano alacremente soprattutto nell’area montana della provincia con lo scopo di allontanare dal Friuli il patrimonio di dipinti, altari lignei, oreficeria sacra apparenti alle chiese del territorio, oltre che ai musei di Udine e Cividale. A fronte della scarsa documentazione fotografica, vengono allontanate dal Friuli un gran numero di opere portate in sicurezza a Firenze o a Roma. Fondamentale è stato il lavoro del soprintendente Gino Fogolari che anche personalmente si spinge fino alla montagna carnica per mettere al sicuro il patrimonio artistico dell'ampio territorio. Malgrado le resistenze da parte della popolazione che temevano che a fine guerra gli oggetti non sarebbero stati restituiti alle chiese, l'azione efficace della Soprintendenza supportata dall'Esercito fa in modo che il patrimonio storico e artistico del Friuli durante la grande guerra subisca danni limitati.
Delle tante opere allontanate dal Friuli tra il 1915 e il 1917 si propongono alcuni esempi. Le opere alla fine della guerra vengono resituite alle comunità di appartenenza.
- Altare di Michael Parth/ Chiesa di San Canciano
Prato Carnico
- Altare ligneo/ Pieve di Santa Maria Maddalena
Invillino
- Oreficeria/ Duomo
Venzone
- Oreficeria/ Duomo
Pordenone
- Oreficeria/ Duomo
Gemona
- Pastorale/ Abbazia
Moggio
- Statua lignea/ Pieve
Zuglio
Roma, Castel Sant'Angelo - scarico dei capolavori, in G. Fogolari, Relazione sull’opera della Sovrintendenza alle gallerie e agli oggetti d’arte del Veneto per difendere gli oggetti d’arte dai pericoli della guerra, in «Bollettino d’arte», IX-XII 1918 (SETTEMBRE-DICEMBRE - ANNO XII), 1918, 185-220.