Nella dimora del Quattrocento, le camere da letto non costituivano soltanto il luogo deputato al riposo, al sonno o all’intimità, ma in esse si riceveva, si sbrigavano funzioni amministrative, si leggeva, si consumavano i pasti. Per questo - soprattutto la camera cubicularis, destinata al capofamiglia - spesso rappresentava l’ambiente più sontuoso della casa: vasto, arredato con mobili e tessili di pregio, con oggetti d’arte, non di rado con uno spazio - delimitato in genere da cortinaggi sospesi - destinato a studiolo. Il mobile principale era la lettiera, normalmente dotata di una cortina - con l’evidente scopo di creare una sorta di schermo fra il dormiente e l’ambiente circostante - e della ‘carriola’, una piccola lettiera provvista di ruote che si trovava ordinariamente infilata sotto la lettiera principale e che si estraeva all’occorrenza, di solito per il servitore personale che quasi sempre dormiva nella camera del padrone. All’intorno - lungo i lati maggiori e lungo il lato corto anteriore (pediera) - si distribuiva una predella atta ad agevolare la ‘scalata’ all’ultimo piumazzo o, più spesso, una serie continua di cassoni che assolvevano alla medesima funzione, ma che, in più, accoglievano al loro interno biancheria e vesti.