Il temine arca si riferisce a una tipologia che, a seconda della destinazione d’uso, vedeva l’utilizzo di materiali e di forme differenti. In ogni caso, comunque, aveva una struttura tale da poter contrastare l’aggressione dell’umidità avendo - unica fra i mobili contenitori - il vano sollevato dal piano d’appoggio mediante montanti o mensole di circa una ventina di centimetri. Infatti, l’arca era utilizzata per la conservazione di generi specifici, fra di loro molto differenti ma tutti con caratteristiche igroscopiche (che temono, quindi, l'umidità): legumi secchi (piselli, fave…) o, più raramente, farina; materiale cartaceo e pergamenaceo (codici, libri, documenti…); a volte anche sale; raramente tessili (filati, tessuti, capi d’abbigliamento…) giacché costituiti di materiale meno delicato rispetto a quelli già menzionati e che, negli inventaria, si trovano abbondantemente menzionati in casse, cassoni e cofani. Le specie legnose utilizzate erano praticamente sempre di natura compatta e resistenti all’umidità: per le arche ad uso alimentare quasi sempre l’acero, legno privo di aroma; per le arche librarie, preferibilmente il cipresso, inattaccabile dai parassiti per la forte e persistente aromaticità, ma alquanto costoso. In entrambi i casi poteva venir usato anche il noce, utilizzato con maggior frequenza per conservare filati e tessili. Nelle arche del primo tipo, il coperchio era convesso, a due spioventi inclinati verso i lati lunghi con cuspide troncopiana per consentire il contenimento di un maggior quantitativo di derrate; quelle librarie, invece, avevano coperchio piano.